permatourism

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Installazione

di QUIE7QUI77ERS

dal 17 al 17 settembre 2026

Spazio eXtended

La dimensione audiovisiva dell'happening esplora l'alienazione contemporanea attraverso il progetto “Quiet Quitters”, firmato dal duo italiano Reno e cromostinato. Rileggendo l'immaginario vaporwave con una prospettiva fieramente attuale, il duo sposta l'indagine dall'alienazione aziendale chiusa negli uffici degli anni Novanta a quella liquida, pervasiva e incessante della mobilità moderna.

Al centro della loro performance vi è il fenomeno del "turismo permanente". La musica si fa colonna sonora di chi vive in perenne transito, svelando la degenerazione dell'home office: nata come promessa di emancipazione, la postazione remota si è tramutata in una prigione senza pareti. I confini tra tempo libero e sfruttamento lavorativo si dissolvono tra infinite sessioni di scrolling, lounge di aeroporti asettici, scrivanie in affitto e spiagge illuminate dalla fredda luce dei laptop. A questa prigionia individuale si intreccia il dramma collettivo dell'overtourism: inseguendo l'illusione del work from anywhere, il nomade digitale si fa complice di una dinamica estrattiva che trasforma i centri storici in parchi a tema, alimentando la gentrificazione e svuotando le città della loro autenticità.

Questa densa narrazione sonora prende corpo nello spazio espositivo attraverso un'ipnotica controparte visiva proiettata in tempo reale. Il video trascina lo spettatore in un viaggio in prima persona all'interno di spazi liminali e architetture sintetiche in 3D low-poly. Lo schermo diventa un labirinto onirico che si esplora attraversando una serie infinita di identiche porte bianche. Ogni soglia dischiude ambienti surreali e disconnessi tra loro: interminabili sale d'attesa popolate da avatar a bassa risoluzione, deserti virtuali, giardini artificiali, corridoi a scacchi sorvegliati da telecamere di sicurezza, fino a claustrofobiche stanze sottomarine e paesaggi glaciali.

La vertigine visiva culmina in scenari che omaggiano e al contempo decostruiscono l'estetica vaporwave, come una stanza interamente tappezzata da poster di un vecchio computer abbandonato su una spiaggia, amaro simbolo di un "paradiso digitale" ormai inattingibile. Suono e immagine collassano l'uno nell'altra, creando un'esperienza immersiva capace di tradurre lo scroll infinito della nostra vita iper-connessa e di svelare la solitudine, la fatica e lo sradicamento che si celano dietro il mito di un mondo senza confini.